Milan, Gattuso fallisce la rivoluzione tattica

Ieri sera, il Milan ha fallito l’accesso alla terza finale di coppa Italia nelle ultime quattro edizioni, venendo sconfitto in casa dalla Lazio, grazie ad una rete di Joachim Correa; la qualificazione alla Champions League ora diventa obbiettivo primario. Le scelte tattiche di mister Gennaro Gattuso, di rivoluzionare la squadra cambiando modulo tattico, in una partita così importante si sono rivelate azzardate, ma non ci vuole molto a definirle fallimentari.

Sotto accusa la difesa a tre schierata dal tecnico calabrese che ha schierato Mattia Caldara titolare dopo sette mesi di assenza. Mateo Musacchio è sembrato in balia del duo d’attacco laziale e l’unico che ha tenuto il reparto arretratoo in ordine è sembrato Alessio Romagnoli. La scelta di Gattuso di mettere un centrocampista in più, non ha funzionato. Negli ultimi 40 giorni, la squadra che aveva rimontato dal nono posto in classifica al terzo, con una serie di vittorie abbastanza incoraggianti, è completamente sparita.

Ordine, carattere e compattezza tattica si sono dissolti, in una classifica che adesso “piange” una vittoria nelle ultime sei partite di campionato, sette se si considera il ko di ieri sera in coppa nazionale. Prima del derby perso contro l’Inter i rossoneri, erano addirittura terzi, ma poi sono arrivati i ko contro Sampdoria e Juventus, con qualche pareggio di troppo a suonare l’allarme.

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A centrocampo solo Timouè Bakayoko è sembrato all’altezza ieri sera,  mentre Frank Kessiè era in difficoltà e responsabile di essersi perso Ciro Immobile, nella sua galoppata palla al piede, che ha fornito l’assist vincente a Correa. Da quel momento, solo la mancanza di incisività laziale sottoporta non ha reso il passivo milanista ben più pesante. Diego Laxalt rispolverato titolare dopo mesi di panchina, è sembrato ben lontano dai buoni livelli bolognesi e genoani. L’unico a metterci cuore sugli esterni è stato Davide Calabria che pur giovane ha giocato da veterano, finchè un infortunio muscolare, non lo ha costretto al cambio. In attacco, palloni giocabili con il contagocce per Krzysztof Piatek, mentre ai lati del campo Josè Suso è perso sempre più irriconoscibile. Impalpabili i 20 minuti giocati da Hakan Chalanoglu; Lucas Paquetà non al meglio, non è stato impiegato da Gattuso nemmeno un minuto, e la sua velocità palla al piede sarebbe stata utile.

Il Milan ha cinque partite per centrare la qualificazione Champions, ma domenica c’è uno spareggio da non fallire in casa del Torino. Gattuso tornerà al suo caro 4-3-3, ma con interpreti più affidabili, il ritorno di Paquetà in primis, e tornare a lavorare, su anima, carattere e consapevolezza, e sulla voglia del gruppo di riscattarsi.

Intanto i tifosi amareggiati sul web si dividono sulla permanenza di Gattuso in panchina, ma a discolpa di Ringhio, ci sarebbe una campagna acquisti, ancora una volta insufficiente, fatta eccezione per i nuovi arrivi di gennaio Piatek e Paquetà protagonisti indiscussi della risalita. Altri non perdonano al tecnico calabrese l’aver voluto cambiare modulo tattico e interpreti in una partita così importante. In caso di non qualificazione Champions ci sarà l’ennesima rivoluzione sul mercato, anche se ristretta a causa del fair play finanziario. Come possibile nuovo allenatore in queste ore si è fatto il nome dell’ex romanista, il francese Rudi Garcia.

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